sabato 9 febbraio 2013

La campagna elettorale: un sudiciume insopportabile


Qual'e' il limite di umana sopportazione alla manipolazione dei fatti, alle promesse inusitate, al raggiro degli elettori? L'abbiamo passato da un pezzo..
 
Mi sono astenuto finora dal commentare questa campagna elettorale, sopraffatto da un acutissimo senso di disgusto , alimentato a piu' riprese da ogni lato del campo da contendenti sempre piu' "generosi", e incredibilmente fantasiosi.
Berlusconi, come al solito, solletica gli istinti peggiori degli italiani: restituzione dell'Imu, condono edilizio, e perche' no, anche giudiziario. Il fatto che a seguito di questi annunci sia risalito nelle intenzioni di voto, dimostra quanto abbia capito molto lui e poco noi della vera natura degli italiani.
Poi c'e' Bersani, che cerca di mantenere l'esiguo vantaggio che i sondaggi gli attribuiscono, con una posizione ondivaga e molto diplomatica. Riesce nell'impresa di essere a capo del partito piu' votato nel paese, senza aver fatto una, sola, promessa di reale cambiamento; niente sulle regioni, sulla corruzione, sugli organi di controllo delle banche, sul finanziamento ai partiti, ai giornali; nulla. E nonostante questo, gli sono attribuiti circa il 30% dei consensi; anche questo e' indicativo del livello dell'elettorato.
Poi c'e' il "nuovo", Ingroia, che tolta la veste di magistrato al servizio del paese, ha indossato i panni del politico consumato, citando Falcone e Borsellino a ripetizione in campagna elettorale, fino a provocare le reazioni sdegnate delle famiglie, con cui non ha ritenuto di doversi scusare. Non cito Fini e Casini perche' categoria a parte, avendo gia' "dato"in questa speciale classifica piu' dell'immaginabile.
Dulcis in fundo, l'esimio proff. Monti, cui la parvenza di serieta' e sobrieta' erano categorie ascrittogli anche dai suoi piu' feroci denigratori, me compreso. Essere passato dal rigore delle tasse come ineludibili, alle attuali posizioni molto piu' concilianti, lo ha collocato nella schiera dei politici piu' consumati. Il successivo passaggio ,con tanto di foto con i nipotini prima, e con il cane in braccio dopo, gli regala un salto di qualita': il premio per chi mi disgusta di piu'; complimenti professore.

Agg. 12/02/2013
Per l'appunto...http://www.corriere.it/politica/speciali/2013/elezioni/notizie/13-febbraio-empy-monti-noleggio_d27541da-7515-11e2-b332-8f62ddea2ca4.shtml

mercoledì 30 gennaio 2013

Ingroia tradisce Falcone, la sua storia, se stesso



La maledizione della politica coinvolge anche l’ex magistrato: chiunque ci entri, incomincia un percorso vorticoso verso il basso.

Ho spesso guardato con simpatia in questi anni ad Antonio Ingroia, sia per le sue battaglie antimafia, che per quelle contro la corruzione in politica. Era il simbolo di quel che restava in Italia della voglia di giustizia e legalità; un baluardo contro quei “poteri forti” che lo avrebbero voluto neutralizzare in ogni modo, con le buone o con le cattive maniere. La sua repentina decisione di accettare un incarico investigativo in Guatemala segnava un punto di svolta in negativo; rinunciava per sempre, a torto o ragione, alla sua missione al servizio della nazione, caratterizzata da quell’eroismo silenzioso che già fu di Falcone e Borsellino.
Eppure, non veniva meno del tutto la stima; l’incarico era comunque nell’ambito delle competenze acquisite, e non tutti hanno l’animo, ed il coraggio, di mantenere fino alla fine un mandato il cui adempimento può dover comportare atti di eroismo. Questo, il preambolo. Ma il magistrato palermitano ha ritenuto di rinunciare, “scendendo” in politica. Tale scelta comporta l’impossibilità del ritorno alla carriera di magistrato, perché ormai privato del ruolo super partes, e della credibilità necessaria per sostenerlo. Significa cioè abdicare per sempre dal principio di impegno inteso come servizio alla collettività, per optare per posizioni che regalino maggiore prestigio e potere. Scelta legittima, per carità, ma in linea con quanto espresso dai parlamentari dell’intero arco costituzionale dell’ultimo ventennio.
Abbiamo bisogno di un altro politico cosi? Suo compagno di merende, un altro ex magistrato caduto in basso, Luigi De Magistris. Quest’ultimo, da sindaco di Napoli, ha trascinato la città in un girone infernale dantesco, trovando come soluzione ai problemi divenuti ormai esplosivi la propria candidatura ad un seggio in parlamento, tradendo cosi l’impegno preso con gli elettori della propria città. Da europarlamentare aveva fatto lo stesso.
Ieri, Ingroia ha paragonato se stesso a Falcone, citando poi Borsellino, alla disperata ricerca di consensi, tradendo il suo ex collega, la propria storia, se stesso. Alle (scontate) proteste della sorella Maria Falcone, ha trovato il coraggio di replicare: “Si informi”. Nulla da aggiungere, se non la constatazione, che la politica è un re Mida al contrario: riesce a insudiciare tutto ciò che tocca.

lunedì 21 gennaio 2013

Esplde la questione morale nelle liste: merito del M5S



Ci siamo. Il termine ultimo per la presentazione delle liste elettorali scade martedi e resta pochissimo tempo per le mediazioni. Tutti i partiti sono in fibrillazione, nel tentativo di proiettare un'immagine di "nuovo" e di "pulito" che paiono, finalmente, diventate questioni decisive per le scelte dell'elettorato.
Nel Pdl l'annuncio schock di Marcello Dell'Utri ("Ho deciso, non mi candido") ha colto di sorpresa i più, ma non gli osservatori più attenti: la condizione di parlamentare non gli avrebbe risparmiato il carcere, in caso di condanna definitiva della Cassazione. Resta in bilico in queste ore Cosentino, che pur avendo tutti i requisiti (e anche qualcuno in più) per essere escluso, ha dalla sua un consistente pacchetto di voti e, probabilmente, una conoscenza delle segrete stanze del Pdl campano che potrebbe essere decisiva nella trattativa per la sua inclusione nelle liste; staremo a vedere. Anche Scajola ha dovuto abbandonare, e pare in procinto di formare una sua lista in Liguria.
Nell'Udc di Casini, invece, abbondano i suoi familiari, e restano felicemente in lista Cesa ed altri gentiluomini; sarà contento Monti, solito presentarsi come il nuovo che avanza. Il Pd, dal canto suo, aveva già formalizzato l'esclusione di Crisafulli, Caputo e Papania; quest'ultimo, avendo patteggiato una condanna per abuso d'ufficio, ha sentenziato di essere vittima di un'ingiustizia, avendo commesso un reato "non grave". È legittimo chiedersi cosa ritenga sia grave per un amministratore. A parte la boutade, la protesta del parlamentare ben rappresenta gli umori di una classe dirigente del tutto incapace di assumersi la responsabilita' della propria condotta.
Al di la delle esclusioni eccellenti, infatti, restano nelle liste decine di indagati per fatti gravissimi, il cui operato, lasciando da parte i giudizi della magistratura, li dovrebbe escludere a priori da qualsiasi ipotesi di incarico pubblico. L'operazione di restyling dei partiti infatti non scalfisce neppure l'intreccio di interessi politico-affaristico che ha governato il paese in questi anni, ne da luogo ad un reale rinnovamento della classe dirigente.
La sola, grande, novità di questa campagna elettorale sta nel fatto che, sondaggi alla mano, Berlusconi e Bersani siano stati costretti ad affrontare la questione morale davanti agli elettori, questione che nelle precedenti elezioni non era stata neppure timidamente accennata. Il parziale risveglio dell'elettore italiano li ha costretti a porsi il problema, pur affrontato in termini di semplice salvaguardia da una vistosa perdita di consenso.
Sicuramente la crisi economica ha influito sugli umori del paese, ma ancor di più ha fatto Grillo. Non solo per aver portato ripetutamente e costantemente in primo piano il problema della corruzione, ma per aver fornito una reale alternativa ai partiti tradizionali. Questi infatti, rimbalzandosi le responsabilità, hanno costretto gli elettori a scegliere tra soggetti politici accumunati tutti da un bassissimo profilo morale, e da apparati e dinamiche clientelari molto simili, a prescindere dalle bandiere di appartenenza. Il 20% dei consensi di cui il M5S è accreditato, ha bruscamente spezzato questo tacito patto, tanto scellerato quanto responsabile della deriva economica e sociale del paese. Il giochino si è rotto, e dal vaso di Pandora stanno uscendo tante nuove sorprese. Chissà che a giovarne, per una volta, non sia il paese.