mercoledì 20 marzo 2013

Il caso Grasso e i prossimi passi del m5s


Il rapporto irrisolto tra il creatore e la creatura rischia di nuocere gravemente al movimento 5 stelle, dilapidando preziose energie e consensi forse irrecuperabili...
 
 
La fatwa che ha colpito via web i franchi tiratori grillini, pare essersi risolta senza grandi conseguenze, dopo il parziale dietro-front di Grillo, frenato, probabilmente, dagli umori apparentemente benevoli nei loro confronti degli utenti della rete. L'evento, di per sé, rappresenta quanto di meglio si possa auspicare nella vita democratica di un paese; gli elettori che intervengono in tempo reale nel pieno di una disputa politica, esprimendo un giudizio sull'operato degli eletti, determinante per il proseguio della loro attività politica: chi osava sperare tanto?
Tuttavia, il fatto pone questioni non di poco conto da affrontare: un parlamentare deve restare legato alle direttive del partito nelle cui fila è stato eletto? E, nel caso del M5s, Grillo può considerarsi il rappresentante, oltre che il garante, degli elettori se non ci fosse il tempo di dar loro voce?
Mi pare evidente che la libertà di coscienza debba essere considerato valore indiscutibile, anche se gente come Scilipoti e Razzi ha avuto la capacita di svilirla oltre il lecito. Pare lapalissiano che l'operato del parlamentare debba essere giudicato a fine mandato, e solo dal suo collegio.
Per quanto concerne il secondo quesito, la risposta sembra un poco più complessa. Credo che la stragrande maggioranza degli elettori del M5s riconosca la buonafede di Grillo, e le sue indubbie capacità di raggruppare attorno a delle idee, la parte migliore della società civile. E credo anche sia di facile comprensione la sua incessante preoccupazione sull'operato degli eletti; ai più non potra sfuggire che Favia non rappresenterà un unicum, e che i richiami delle sirene legate agli interessi personali suonerà sempre e incessantemente.
A fronte di queste (legittime) preoccupazioni, la risposta di Grillo appare però legata ad una debolezza intrinseca: la sua incapacità, almeno per il momento, di "affidarsi" al giudizio degli appartenenti al movimento tutti. I meccanismi che dovrebbero permettere un giudizio partecipato, sono, sostanzialmente, fermi al palo. Il creatore, prodigo di attenzioni per la sua "creatura", fatica a donargli "vita propria", come se trovasse grandi difficoltà nel concedere quella fiducia di qui pure lui stesso ha goduto da parte di milioni di connazionali. Se uno vale uno, anche a costo di inevitabili passaggi a vuoto, questo è un percorso che è da compiersi.
Nel merito delle votazioni, non entro. Capisco le ragioni di chi, vedendo ancora Schifani in pole position, inorridiva. E quelle di coloro che ricordano che Grasso voleva assegnare un premio per la lotta alla mafia addirittura a Berlusconi. Il paragone sul blog di Grillo tra "peste bubbonica" e il "forte raffredore" non è avulso da buon senso, e fotografa la realtà dei fatti.
E'legittimo supportare un governo dei meno peggio, o è opportuno schierarsi contro qualsiaisi schieramento dei partiti? Ogni posizione è legittima.
Personalmente, valuto Bersani come l'incarnazione del "vorrei, ma non posso", dilaniato da desideri condivisi, e la necessita di raggrallenare consenso all'interno della propria (marcia) struttura. Il prossimo passo verso l'acquisizione del potere è la spartizione del Quirinale con il Pdl, che necessita di un'investitura a senatore a vita per B., a rischio Hammamet. Forse D'Alema? Il segretario del Pd cederà all'ennesimo richiamo all'inciucio bipartisan?
Per adesso posso solo constatare che, lo sciagurato, ha risposto..

lunedì 4 marzo 2013

La vittoria di Berlusconi e gli sbagli di Grillo


Rassegniamoci: anche stuprasse in diretta una vecchietta in TV, il Caimano prenderebbe comunque il 30%.

Di una cosa ero dispiaciuto, che il Caimano uscisse di scena non per una storia pubblica e politica impudica, ma per una questione privata, come andare a letto con una prostituta minorenne. Non che il fatto gli regalasse particolari meriti, ma sarebbe stato indecente ritenerlo più deplorevole che farsi fondare il partito da un uomo continguo alla mafia, o dell'aver comprato una grande azienda corrompendo un giudice.
Per dirla alla Woody Allen : "Nessuno ha detto niente quando Nixon ha bombardato illegalmente la Cambogia, ma se lo avessero sorpreso in una camera d'albergo con una minorenne lo avrebbero cacciato in due giorni; popolo interessante, questi americani".
Ecco, gli elettori italiani sono meno interessanti; non si sono smossi invece né per un motivo né per un altro, ma hanno continuato a votarlo in massa, regalandogli quasi il 30 % delle preferenze, tra la sorpresa generale degli stessi appartenenti a Forza Italia.
Possiamo ascrivere il fatto allo strapotere televisivo di Mediaset, alla forza della componente over 65 del corpo elettorale, ma resta un dato: tantissima parte di noi, semplicemente, non si riconosce in quei principi di moralità e vivere civile che sono alla base delle società più evolute come quelle scandinave, ad esempio. E su questa sconfortante realtà è calato un velo di silenzio, come sul vero vincitore di queste elezioni.
Berlusconi resta dentro il palazzo, con un numero di parlamentari importante, sufficiente a tutelare i suoi interessi privati da una posizione di forza, che gli potrebbe consentire, alla prossima tornata, anche di governare ancora, che ci piaccia o meno. Grillo lo ha capito? Mi sembra di no.
Il fondatore del M5S pare pensare che, con il prossimo crollo economico del sistema, la sua forza sia destinata a raggiungere la maggioranza assoluta, ma è un'illusione. La maggioranza dell'elettorato, manipolata ancora dai media tradizionali, non ha ben chiaro chi vuole fare cosa e perché. La sua azione doveva essere improntata alla chiarezza, e non ad un diniego aprioristico a qualsiasi ipotesi di governo. La questione non e' se allearsi con Il Pd, ma svelare e far capire la ragione di questa scelta.
Sarebbe bastato dire: "siamo disponibili ad un appoggio ad un esecutivo Pd, purche i primi 5 provvedimenti siano l'eliminazione retroattiva dei rimborsi elettorali e dei finanziamenti all'editoria, l'eliminazione delle province, l'impignorabilità e tagli dell'ICI sulla prima casa, il dimezzamento del numero dei parlamentari e nuova legge elettorale" amen.
Bersani non puo' neppure ipotizzare di chiedere i voti al suo partito su questo programma, e forse, qualche elettore del Pd ancora sognante, avrebbe capito chi vuole fare davvero le cose che gli promettono da sempre. Ma Grillo, forse troppo preoccupato dall (inevitabile) scouting in atto tra i suoi eletti, non ha avuto la lucidita' necessaria per disegnare questa strategia. Pensaci Beppe, pensaci..


lunedì 18 febbraio 2013

Il 24 febbraio si vota: istruzioni per l'uso


Avvertenze: un voto somministrato in maniera errata puo' causare effetti collaterali anche gravissimi.
 
Gent. elettore, cara elettrice;
domenica si vota per rinnovare il parlamento italiano. Per quanto inutile e retorico possa apparire questo rito, ti assicuro che non lo è. E' un momento ALTO, Lo si capisce da quando l'ufficiale preposto ti consegna la nomina a Presidente di seggio; lo avverti quando entri nella tua sezione ed un ragazzo magari giovanissimo si sforza di darsi un contegno serio. E', nei fatti, la liturgia sociale più importante; è quanto di meglio la società umana abbia elaborato alla ricerca di valori universali e scelte autenticamente condivise. E poco importa se alla prova dei fatti sia stato svilito, per grandi versi piegato, alle logiche della corruzione e del clientelismo; è sentiero obbligato di civiltà... La partecipazione è importante, perché gli stessi freddi dati statistici che la rappresentantano, raccontano attraversano le percentuali quanto, in realtà, la società sia evoluta e partecipata. Stabilito questo, per chi votare?
La questione è annosa, e va affrontata con la ragione e con il cuore, come tutte le cose importanti.
La mia impressione è che, in questa campagna elettorale, non siano state le cose da fare il vero tema, ma l'attendibilità di chi le rappresenta. E' finito cioè, il grande dibattito sui temi del lavoro, della società, sulla maniera stessa di vedere e rappresentare la realtà. E' cominciata invece una battaglia sulla CREDIBILITA' di chi vuole davvero riformare il sistema, rendendolo più giusto, equo, condivisibile.
Sul Pdl, e Berlusconi, non commento. Parafrasando Nanni Moretti, "chi vuol capire, ha capito", e se avete deciso di votare chi per ottenere consenso vi regalerebbe frattaglie di ulteriore illegalità sotto forma di condono, amnistie e quant'altro, non ho nulla da dirvi; contenti voi. Siete alla stregua di quei carcerati di cui narrava Dostoevskij, che solo per rimandare una punizione commettevano un crimine anche peggiore; sappiate che, presto o tardi, il fio si dovra scontare.
Più articolato il discorso su chi guarda con favore a Monti. Il professore ha preso le redini del'Italia in un momento oggettivamente difficilissimo, ed ha avuto il merito di restituirci credibilità sia istituzionale che economica; ma con quali mezzi? Ha riformato le pensioni senza ledere in alcun modo i privilegati, ha varato l'Imu lasciano esenti fondazioni bancarie e patrimoni ecclesiastici, ha aumentato il carico fiscale a pioggia, dimenticando (...) la parola equità; ha caricato di ulteriori accise la benzina, gravando nello stesso modo sui camion che trasportano diamanti come su quelli carichi di pane. Non ha neppure sfiorato le cause "strutturali" del nostro declino come i vulnus su informazione e legalità, e nulla ha fatto per tagliare i costi della politica, valorizzare le concessioni pubbliche, promuovere la meritocrazia, liberalizzare; quante volte ha annunciato questi provvedimenti? Gli è venuto piu' naturale spendere il prestigio accumulato per una nuova candidatura, dopo averne negato l'intenzione a oltranza. Il sodalizio con politici navigati come Casini e Fini, le foto diffuse sui media con i nipotini e con il cagnolino, ne sentenziano il passaggio irrimediabile da tecnico a politico; cosa è ragionevole sperare faccia di meglio e di diverso dopo questo percorso? Nulla.
E veniamo al "nuovo", la lista "Rivoluzione civile " di Ingroia, De Magistris, e perché no, Favia. Posto che l'ex magistrato palermitano ha tutto il diritto di candidarsi, la mia prima perplessità riguarda il valore della sua scelta. Perché se l'ingresso in politica deve essere considerato come un "servizio" alla società, allora è naturale ritenere che avrebbe dovuto mantenere il suo ruolo di magistrato di frontiera. Quanto era importante la sua presenza in una regione sostanzialmente controllata dalla criminalità? E veramente qualcuno pensa che sia più utile al paese nei panni di politico? Tanto più che il suo compagno di viaggio De Magistris ha abbandonato l'impegno da europarlamentare per fare il sindaco di Napoli, ed ha seguito un percorso più vicino alla continuità nella gestione della res publica, che alla rivoluzione; prova ne siano le accuse del suo ex assessore al bilancio, e la situazione attuale della citta di Napoli. E lo stesso Favia, capolista in Emilia, ha tradito il suo impegno da assessore e la promessa di non superare gli 8 anni in politica. Non vedo in queste storie che si assomigliano molto di civile, e nulla di rivoluzionario; solo carriere politiche come tante altre.
Il partito che sembra godere dei maggiori consensi, a parer dei sondaggisti, è il Pd. Devo ammettere che ne sono particolarmente impressionato: nel mezzo della crisi economica, sociale, morale, più spaventosa del dopoguerra, come è possibile che un partito che non ha preso un solo, singolo, impegno per un cambiamento significativo, risulti il più votato? Vi sono tanti "nostalgici", un ampio bacino di "coop rosse" a supporto, ma quali sono le motivazioni di tutti gli altri? Provo a decifrarle.
Io credo che l'elettore del Pd sia ancora immerso in un sogno ancestrale, in cui si identifica come alternativo, diverso, perfino di sinistra, dimentico di tutti i fatti che, inequivocabilmente, hanno soppiantato questo assioma. Il suo gruppo e' strutturato come tutti gli altri partiti; la sua maniera di stare in parlamento negli ultimi venti anni ha un nome ben preciso: consociativismo, sfociato addirittura in una allenza con Berlusconi sotto la guida di Monti. Quando ha avuto responsabilità di governo, ha seguito percorsi per nulla alternativi al berlusconismo, avallando i monopoli televisivi, i privilegi della casta, la paralisi della giustizia; o qualcuno vuole sostenere che Mastella fosse l'uomo giusto per far funzionare i tribunali? Bersani non è il peggior leader del mondo. E' l'unico che ha tentato una parvenza di liberalizzazioni (vedi costi su ricariche telefoniche), e spesso dice cose ragionevoli, ma non è credibile, e non può esserlo. Appartiene ad un partito la cui lista di indagati è impressionate, e che ha un'organizzazione cui è stata data solo una parvenza di trasparenza, cancellando i nomi più impresentabili, senza stravolgerne la struttura.
Per capire quello che farà il Pd nella prossima legislatura, è sufficiente guardare quello che ha votato negli ultimi anni su province, stipendi, pensioni, rimborsi elettorali, reato di abuso d'ufficio, scudo fiscale; pensare che possa fare qualcosa di diverso, amico elettore, è dormire ad occhi aperti. C'è bisogno di un indovino per capire quello che sarà rivelato su Monte Paschi di Siena un minuto dopo la fine delle votazioni? E davvero una mente pensante può ancora accettare l'idea di una diversità morale del Pd? Se di questo si vuole restare convinti, vale anche qui la sentenza di Moretti.
In questo percorso di apparente pubblicita subliminale, resta solo il M5S. Grillo ha molti torti, ed il suo programma un grande limite (l'omissis sulla giustizia); ciononostante, rappresenta una grande speranza. Perché il mantra del cittadino incensurato e informato al servizio del paese a tempo determinato, è il cuore del messaggio sulla questione morale che costringe i partiti, volenti o nolenti, ad avviare, o almeno simulare, un impegno in tal senso. L'assoluta integrità dei candidati, fatto acclarato e scontato negli altri paesi del mondo occidentale, qui è una battaglia di civiltà appena iniziata, e si deve ringraziare la crisi economica se, finalmente, il cittadino italiano se ne sta facendo carico.
Ci saranno dei nuovi casi Favia; qualcuno si farà corrompere, circuire; altri non resisteranno ad attacchi personali e pubblici che la vecchia nomenclatura gli scaglierà addosso Ciononostante, molti sconosciuti cittadini siederanno nelle Istituzioni e tuteleranno i nostri interessi. Il voto è un'occasione di reale cambiamento; pare chiaro che ne abbiamo, tutti, davvero bisogno. Pensare che chi ha costruito e tutt'ora specula e prospera su di un sistema indecente possa davvero cambiarlo, è soltanto follia.

"Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo" E. Montale