lunedì 20 maggio 2013

Sogno di una notte di mezza estate


Domenica sera, una cena elettorale come tante. Qualcuno pensa che siano diventate un evento raro di questi tempi: sbaglia. Sono solo meno vistose, pubblicizzate, e di basso profilo; si vuole normalizzare quello che normale non è. Per primi arrivano il candidato, ed il suo portaborse. Parlano in maniera fitta, non si guardano neppure attorno. La moglie, deputata, saluta distrattamente; veste in maniera casual, ma firmata. Seguono un paio di anziani in divisa da persone serie (giacca, cravatta etc) con signore; assomigliano uno a Pomicino, l'altro a Pezzotta: par condicio.
Sono, in assoluto, i primi ad arrivare; capirò poi perché. C'è poi il "finanziatore", imprenditore locale che si assicura che tutto sia pronto. Entrano nella sala assorti nei loro pensieri, scelgono dapprima un tavolo più appartatato, poi si alzano e ne scelgono uno nella sala principale; "piu vicino al popolo", dirà un commensale sorridendo. Resto serio. Una buona mezzora più tardi, arrivano i cittadini ospiti; una ventina di persone in tutto: un flop. L'imprenditore si preoccupa di mettere due tavolate vicine per far sembrare la sala piena; gli preme, spostano i tavoli. Dopo qualche cenno di saluto, comincia la cena. Il tavolo del candidato snobba il piatto di antipasti di pesce crudo; forse non si fidano. Divorano invece i cotti, crostacei, molluschi, di cui resta poca traccia. Gli altri tavoli mangiano tutto; non conoscono il menù, hanno paura che la cena finisca lasciandogli la pancia vuota. Un gruppetto di indiani (ma voteranno?) chiede preoccupato se può avere una birra: sarà compresa?
Entra un gruppetto di 3 persone, trafelate, stanche. Hanno in mano le locandine elettorali, sono quelli dell'entourage che fanno il "porta a porta": gli sorrido, mi fanno tenerezza. Si siedono ad un tavolo a parte, cercando di recuperare il tempo perduto. Finiti gli antipasti, si alza la deputata. Chiede lumi sul continuo della cena; ne devono andare a fare un altra; ora capisco l'orario monacale di questa. Chiede di servire un solo primo piatto, e subito dopo il dolce; appena finito il marito potrà fare il suo discorso e correre nell'altro ristorante; chissa quanta fame avranno gli ospiti. La assecondano, ma tradisce i patti; non me ne stupisco. Finito il primo, nel momento in cui cominciano a servire il dessert, il candidato si alza e prende la parola. I camerieri continuano a portare, e comincia una scena surreale. Nel mezzo del discorso elettorale, gli ospiti vedono la loro mousse sciogliersi, la panna affievolirsi; qualcuno tenta una mezza cucchiaiata, ma il disagio è troppo: bisogna desistere, aspettare. Passano dieci minuti, un'eternità. E alla fine del discorso scoppia un applauso scrosciante, liberatorio, finalmente sincero: si può mangiare.
Qualcuno chiede un caffè, non è compreso, glielo negano. Finalmente. È finita. I commensali si alzano in fila indiana, il candidato saluta tutti guardandoli, per un attimo, negli occhi. È un vecchio trucco da prestigiatore, serve a dare importanza ad ogni sguardo, chissa quanto sia utile. L'imprenditore ringrazia, spende ultime parole di convincimento, paga, pare soddisfatto; pure questa è andata. L'ho intitolato sogno di una notte di mezza estate; a me, è parso un incubo.

10\06\2013
Un aggiornamento..contro ogni previsione c'e' l'ha fatta, e' stato eletto, sindaco di...

martedì 7 maggio 2013

La diaria dei 5 stelle: tra populismo e moralità


Come ampiamente previsto, le tentazioni del palazzo si susseguono ininterrotte; quali sono i giusti limiti ai benefici del ruolo da parlamentare, e quali le vere priorità da perseguire?

In alcuni tratti, spiace sottolinearlo, Grillo è populista. Si richiama cioè al coro di strada dell' '"uomo comune", lasciandosene attrarre, sedurre, e forse anche sopraffarre. Uno di questi riguarda gli emolumenti percepiti dai parlamentari, oggetto in questi giorni di accesi dibattiti e persino di scontri all'interno del movimento.
La mia impressione è che, a riguardo ci sia dell'ipocrisia di fondo, mista ad una mancanza di pragmatismo che limita e riduce l'azione e la forza del movimento. Quali sono i reali danni all'erario provocati dai pur sontuosi stipendi degli "onorevoli"? Irrilevanti.
E quali sono, invece, le conseguenze della mancata attribuzione di responsabilita degli stessi, scelti dalle segreterie, e protetti, nei fatti, dai racconti dei media e dall'azione della magistratura? Incalcolabili.
Non che non vi sia la necessità, morale, anche simbolica, di porre un freno ai viaggi, agli ingressi omaggio, e a tutte le occasioni ludiche di sperpero e oltraggio del denaro pubblico, ma questo non può essere un nodo centrale. E bisogna pur considerare l'ingrato ruolo del parlamentare "vero", insignito di molteplici responsabilità, isolata dai colleghi della casta, inviso al personale, e oggetto di mille attenzioni da parte dei mille potentati che offrono, promettono, corrompono, ma anche giudicano, infangano, minacciano; deve essere, per chi decide di svolgere con spirito di servizio il proprio compito, un vero e proprio inferno.
Il mantra del cittadino informato che opera nelle istituzioni a tempo determinato, per essere realizzabile ha bisogno di considerare la difficoltà di entrare ed uscire dal mondo del lavoro, di assecondare comunque le gratificazioni personali, di "trasferirsi" dalla rete al mondo reale in modo fattibile e praticabile. E poco importa se la questione dei rimborsi e degli stipendi sarà usata, manipolata, asservita alle calunnie dei media di regime; lo sarebbe stata comunque.
Bisogna abbandonare ogni posizione in cui il populismo predomini, senza la paura di perdere i voti "occasionali" che questo porta: la ricerca del consenso non è stata, e non può diventare, la stella polare del M5S. Bisogna invece fidarsi dell'intelligenza e della lungimiranza di quei trentamila simpatizzanti che con un click esprimono on-line una posizione sulle questioni; come in "300" Leonida aveva più guerrieri tra le sue scarse fila alle Termopili che l'intero esercito di Atene fatto di gente comune, valgono di più, in termini di legittimazione, quelle poche migliaia di voti che partecipano alla vita del movimento, che milioni di consensi dati distrattamente.
Caro Beppe, accetta che uomini e donne comuni siano strumenti del movimento, pur con le loro limitazioni. A pretendere di avere Santi e martiri, si finisce come la Chiesa di Ratzinger...


venerdì 26 aprile 2013

Letta nuovo premier, con comando a distanza



Nella repubblica fondata sulle tv, un premier telecomandato comodamente da casa non poteva mancare... 
"L'Italia è un paese in coma che crede alle bugie della tv", diceva qualche tempo Tony Servillo. Pur non essendo il suo mestiere, mi pareva avesse indovinato la quintessenza dell'italiano medio, sprofondato nel divano alla domenica incurante del fatto che la partita trasemessa fosse palesemente truccata. Per i "desti", invece, vorrei spendere due parole sul nostro nuovo Premier, e le dinamiche che lo hanno portato a questo incarico.
Si voleva un inciucio fondato sulla concordia, e quale legame oltre la parentela poteva essere più adatto? Bisognava trasmettere un'immagine di rinnovamento, ed il giovane Letta può, a primissima vista, dare quest'impressione. E, cosa più importante, c'era la necessità di un mero "esecutore" di azioni prestabilite: varo delle manovre imposte dai mercati, salvacondotto giudiziaria per B., preservazione della casta nella sua interezza e, sopratutto, la salvaguardia dei meccanismi che hanno reso la giustizia inerme e l'informazione controllata.
Insomma, un viso giovane a tutela di dinamiche antiche, e sempre più difficili da mantenere. E poco importa se il giovane Letta sia un gaffeur di professione; ha ereditato il senso cerchiobottista dello zio, sapientemente schierato nella (presunta) altra parte politica. Agli annali le sue uscite sui voti (meglio a B. che a Grillo, asseriva) e sugli accordi sottobanco sulla legge elettorale. Recentemente ha dichiarato che il peso affidatogli è troppo pesante per le sue spalle; probabilmente, dice la verità. Ma non deve preoccuparsi: tra B., il vecchio Letta, e il sempreverde D'Alema, saprà sempre come muoversi: teleguidato. Resta solo da capire quale telecomando abbia il segnale più forte.